giovedì 19 dicembre 2019

Delirio trotskista contro il Partito Comunista di Grecia (KKE)



"[...]Stalin, con una svolta apparentemente "ultrasinistra", presentò la socialdemocrazia come sorella gemella del fascismo, rifiutando la politica leninista del fronte unico contro la reazione, e per questo corresponsabilizzandosi (assieme alla socialdemocrazia) per la disfatta storica del movimento operaio tedesco di fronte a Hitler."

"Peraltro non a caso questo corso politico fu rapidamente convertito nel suo esatto contrario dal 1934-'35, con la politica dei fronti popolari con la cosiddetta borghesia democratica e liberale, con tanto di ingresso nei suoi governi (Spagna): ciò che archiviava la politica bolscevica di opposizione di principio ai governi Kerenskij che aveva consentito la rivoluzione d'Ottobre e su cui fu fondata l'Internazionale Comunista."

Queste due frasi non sono pronunciate da due persone diverse, ma fanno parte del medesimo comunicato del Partito Comunista dei Lavoratori. Non sto scherzando, vedere per credere. A quanto pare lo Stalin di un periodo ha torto prima col Lenin di un periodo e poi in un altro periodo con il Lenin di un altro periodo ancora. Se li scambiamo di posto, otteniamo che Stalin in entrambi i periodi era coerente con Lenin! Per chi non voglia perdere la sua esistenza nel leggere i comunicati di chi prende lo 0,02% e si mette a fare la lezioncina, vi farò un breve riassunto dei deliri febbrili contenuti in questo articoletto.

Al comunicato segue infatti un accusa delirante di un partitello dello zero virgola contro il KKE, reo di attuare una strategia settaria e di non buttarsi in mezzo all'onda della rivoluzione verso lo 0,01% di consensi del grande e conosciutissimo (???) OKDE-Spartakos (la mia è una stima, perché non si sono mai presentati alle elezioni, troppo impegnati ad organizzare il proletariato o forse a perdere militanti che entravano in Syriza). 

Persino loro sono costretti a riconoscere che "[...]il KKE fu in grado di guidare un vero movimento rivoluzionario negli anni '40 (Resistenza, guerra civile)[...]" MA "[...]in ogni caso la sua leadership era allo stesso modo impegnata nella strategia dei fronti popolari, e pertanto consegnò letteralmente il potere nelle mani dei partiti borghesi greci." 

Non si capisce dunque. Il KKE è stato in grado di guidare un movimento di resistenza, ma ha consegnato il paese ai borghesi greci??? Combattendo una lunga guerra di resistenza durata fino al 49'??? Certo, inizialmente consegnarono le armi, ma qui si pretende la perfezione assoluta da parte di chi non è manco in grado di farsi votare da sua nonna! 

Allo stesso modo si attribuiscono prima delle giustamente criticate svolte riformiste e di alleanza con governi borghesi negli anni 90', ma quando queste svolte vengono corrette (cosa più unica che rara, considerando la fine che hanno fatto i partiti comunisti europei nello stesso periodo). "Eh sì ma è tutto uguale come prima, è solo una svolta burocratica." Insomma, se fossi prevenuto direi che la loro è una critica di parte che vuole a tutti i costi attribure una colpa all'organizzazione rivale e non riuscendo a trovarla si accanisce sul niente. Ma passiamo oltre. 

"Nel movimento di massa, il KKE ha sempre seguito una tattica assolutamente settaria, con le sue manifestazioni e cortei separati e con un atteggiamento estremamente ostile verso tutte le altre correnti del movimento operaio. Tuttavia, sarebbe un errore considerare "ultrasinistro" questo settarismo; esso è più che altro una politica settaria atta a difendere le posizioni del partito nel sistema politico tradizionale e consolidato. Ciò è evidente nell'esplicito legalitarismo del KKE."

Verrebbe da chiedersi quali sono queste sedicenti correnti del movimento operaio. E fra l'altro si tratta di un'affermazione falsa, dato che il PAME, il sindacato di riferimento del KKE, ha al suo interno anche componenti socialiste e socialdemocratiche. Che il KKE voglia invece stare lontano dagli agenti provocatori trotskisti, dalle canaglie reazionarie rosate di Syriza e dagli opportunisti, è invece cosa sacrosanta. 

"Nei fatti, il KKE ha duramente rifiutato e denunciato ogni movimento sul quale non poteva avere controllo, specialmente i movimenti di carattere esplosivo. Ha vergognosamente denunciato la splendida ribellione del dicembre 2008, quando i giovani, gli immigrati e i settori più giovani della classe operaia protestarono e si rivoltarono in massa per più di tre settimane. Il KKE si oppose in maniera così netta al movimento che venne elogiato dalla stampa borghese (1) e dai politici della borghesia, incluso il più importante leader dell'estrema destra all'epoca (2)."

Infatti la famosa "rivolta" non era altro che una guerra di incappucciati, teppisti e anarchici che andavano in giro per le strade a spaccare vetrine e a cercare l'estetica della rivolta. In questa "rivolta" non c'era neanche un po' di classe operaia o lavoratori, ma solo lumpenproletariat black block che come sappiamo anche noi a partire da Genova sono utilizzati dalla polizia come pretesto per bastonare i manifestanti. Il KKE ha fatto benissimo a tenersi lontano da loro (infatti questo movimento non ha prodotto assolutamente nulla!), denunciando però l'uccisione del quindicenne da parte della polizia che aveva scatenato i disordini.

"Nel giugno 2011, il KKE denunciò il movimento degli "indignati" greci, che bloccò centinaia di piazze ad Atene e in tutta la Grecia per due mesi e provocò tre giorni di sciopero generale."

E forse hanno fatto bene, perché quel movimento si è poi sciolto come neve al sole.

"Nell'ottobre del 2011, al culmine del movimento di massa contro l'austerity, il KKE fu anche coinvolto in un vergognoso episodio: durante lo sciopero generale del 19-20 ottobre difese fisicamente il Parlamento da settori di manifestanti che volevano attaccarlo. La manifestazione finì con un violento attacco dei gruppi anarchici contro il blocco del KKE, attacco che fu ugualmente inaccettabile dal momento che prese di mira la base operaia e militante di quel partito."

Questa è una falsa e vergognosa calunnia. Il KKE e il PAME, insieme ad altre organizzazioni, stavano guidando la manifestazione, quando gruppi di infiltrati e provocatori hanno compiuto violenze contro i manifestanti guidati dal PAME e dal KKE. Non c'è mai stato alcun tentativo di attaccare il Parlamento, solo un attacco vigliacco, pusillanime e gratuito di teppisti al soldo della polizia fascista. Tanto che un sindacalista del PAME è rimasto ucciso! Il fatto che il PCL e i suoi sodali portino avanti questa narrazione fasulla, che si dimostra tale anche per il fatto che i manifestanti in piazza li hanno portati il KKE e il PAME, mentre i trotskisti non se li caga nessuno, dimostra solo quanto facciano parte della medesima centrale trotskista al soldo dei padroni, per dividere e calunniare il movimento operaio.

Chi abbia voglia di conoscere la reale verità, non ha che da leggersi questo articolo di risposta del KKE, in cui vengono smentite tutte le calunnie del teppume trotskista:

"Nel luglio 2015 il KKE si rifiutò di schierarsi in occasione del referendum sul trattato di austerità della Grecia con il FMI e l'UE. Il KKE disse che questa sua posizione era dovuta al fatto che non avevano fiducia nel governo di Syriza, ma in realtà era per soddisfare la piccola borghesia conservatrice che temeva una possibile rottura con con l'euro nel caso di una vittoria del No. Antarsya, il fronte di cui OKDE-Spartakos fa parte, fece una campagna per un triplo No: votare No al referendum, dire No al governo di Syriza e allo stesso tempo dire No all'UE e al FMI."

Ammetto che per me questa decisione del KKE è stata infelice. Bisogna schierarsi sempre contro l'UE quando c'è l'occasione e poi fare pressione sugli opportunisti come Tsipras che non vanno sino in fondo. In ogni caso, l'accusa di volere con questa decisione soddisfare la piccola borghesia conservatrice è un'accusa faziosa e assolutamente inaccettabile, fatta tra l'altro canagliescamente e senza portare uno straccio di prova a favore. 

"Nel febbraio 2016 il KKE guidò una parte importante della mobilitazione di agricoltori che fu in grado di bloccare le autostrade, per poi abbandonare la lotta dopo solo poche settimane, in seguito a un negoziato inconcludente con il governo."

Per la precisione, il KKE con gli agricoltori ha portato avanti la lotta, attraverso i blocchi stradali fatti dagli agricoltori, per 40 giorni (altro che poche settimane), cosa che i nostri amici trotskisti non sarebbero mai in grado di fare. Per maggiori informazioni vedere qua.

"È chiaro che, per quanto radicale possa essere la retorica del KKE, anche in periodi diversi, la sua vera attività politica si riduce a cercare di preservare lo status quo, e di aderire all'ideologia e alle paure piccolo-borghesi. Questo è ancora più chiaro quando si guarda alle posizioni del KKE sulla cosiddetta questione nazionale."

Io lo chiamo avere una strategia di massa per cercare di farsi votare da uno spettro elettorale più ampio della propria nonna. Ma io sono un reazionario piccolo-borghese. 

"Il KKE [...] pur non arrivando a unirsi ai raduni nazionalisti contro la Macedonia, adotta pienamente questa narrazione dell'"irredentismo" macedone rifiutando il diritto dei macedoni a chiamare il loro Stato come desiderano, contro la coercizione di uno Stato capitalista molto più forte del loro, cioè la Grecia."

Immagino che a questo punto i nostri rivoluzionari instransigenti saranno anche a favore dell'entrata della Macedonia nella NATO, da sempre staterello mafioso del cazzo al pari del Kosovo, creato artificialmente come corridoio di droga e di jihadismo? Ma di cosa stiamo parlando!?

"Il KKE, ad esempio, ha sempre mantenuto la sua posizione nazionalista in merito alle relazioni con la Turchia, il principale avversario del capitalismo greco nell'area. I leader del KKE continuano a denunciare le presunte aggressioni unilaterali della Tuchia, e accusano continuamente i governi greci di essere sottomessi allo Stato turco."

Mamma mia, che vergogna!

"Omettendo totalmente di adempiere al compito principale dei comunisti nei nostri paesi, cioè quello di dimostrare le aggressioni della "nostra" classe borghese, il KKE alimenta la propaganda nazionalista che divide il popolo greco e il popolo turco, e coltiva all'interno della classe operaia un sentimento di unità nazionalista, che serve solo agli interessi dei capitalisti."

Qualcuno informi i nostri "amici" che uno dei partiti con cui il KKE ha più rapporti è il Partito Comunista di Turchia, che ha avuto una buona performance alle ultime elezioni (eleggendo un sindaco) e che l'Incontro Internazionale dei Partiti Comunisti e Operai è stato gestito ad Izmir da KKE e PKT INSIEME! Se non è internazionalismo tra turchi e greci, non so proprio come definirlo!

"Questa politica del mettersi in ginocchio davanti ai riflessi conservatori ha assunto forme sempre più vergognose, come il recente sostegno del KKE a uno sciopero apertamente razzista contro i campi di rifugiati nell'isola di Samos."

Bisogna vedere cosa intendono con sostegno, dato che il KKE condanna sempre fermamente ogni politica di divisione razziale e ha fatto recentemente un comunicato in cui invita a difendere i rifugiati e a dargli dignitosa sistemazione. Insomma, frasi a cazzo come al solito. E un'altra vergognosa calunnia, come sempre, senza fonte! 

"Questa politica spiega (COME??? NDT!) anche molte altre posizioni di questo partito, come ad esempio il rifiuto della legalizzazione delle droghe leggere e l'opposizione alle unioni civili tra coppie dello stesso sesso."

Fermo restando che non sono d'accordo col KKE su queste posizioni, ritengo che queste siano semplicemente espressione di un'arretratezza della loro base a livello di mentalità. Non di certo di un'impostazione nazionalista e reazionaria, altrimenti potenzialmente chiunque abbia qualche idea arretratata sarebbe un reazionario in tutto e per tutto! Sarebbe stato un reazionario pure Fidel Castro, che ha fatto ben di peggio! O sarebbero reazionari ancora adesso i cubani, che sono contro la legalizzazione delle droghe leggere!

"È quindi evidente che definire il KKE un partito rivoluzionario o anticapitalista sarebbe estremamente illusorio. Nonostante i suoi zig zag a sinistra, il KKE resta infatti un partito riformista post-stalinista."

Ringraziamo il cielo che i veri rivoluzionari e anticapitalisti ci guidano fermamente con la loro salda manina!

martedì 17 dicembre 2019

Corbynite sempre più grave, e siamo alla parte 3



Dopo la sesquipedale mazzata che i lavoratori britannici hanno riservato all'opportunista Corbyn e a tutta la congrega di trotskisti e blairiani che gli va dietro, rifiutandosi di votare quel programma di vuote ciarle e speculazioni sul niente quando nei fondamentali si ribadiva fedeltà a NATO e perculamento della volontà degli inglesi chiedendo un secondo referendum, la sinistra è in lutto.

Perché, diciamocelo, questo era ormai l'ultimo cavallo vincente su cui puntare. In UE tutti i riformisti, con la loro pietosa moderazione e tendenza al sotterfugio e al compromesso, sono stati fatti a pezzi. Podemos, Melenchon, Linke, subiscono batoste una dietro l'altra, con la notevole eccezione del Partito del Lavoro del Belgio che è un ex partito comunista ma con tendenze sempre più socialdemocratiche. Ma nessuno come i confusionari trotskisti e centrosocialari della sinistra radicale aveva riposto così tanta fiducia nelle potenzialità taumaturgiche del vecchio leader inglese, se non per rimanerne poi delusi.

Esatto, perché a sinistra che si taglia le palle, segue destra che ne approfitta. Ormai è un copione collaudato, un spettacolo ripetuto e già visto, fino alla noia. Ecco, il sinistro corbynita è quello che assistendo a questi tediosi polpettoni televisivi, rimane ogni volta stupito che l'assassino è il maggiordomo.

Il più indicativo dei piagnistei è il seguente.

Sinistra Classe Rivoluzione

"Il Partito laburista si sarebbe dovuto mantenere sulla posizione del 2017 e spiegare che, su base capitalista, stare dentro o fuori dall’UE non avrebbe fatto alcuna differenza. La classe operaia continuerà ad essere sfruttata e oppressa fino a quando non abbandoniamo il capitalismo e cambiamo alle fondamenta la società su basi socialiste."

Notizia del giorno. Quinta colonna complottista blairiana o meno, Corbyn è un socialdemocratico, dunque non vuole minimamente uscire dal capitalismo. Per questo tentenna così tanto sull'UE, un comunista direbbe chiaro e tondo che bisogna uscire dall'UE mobilitando le masse popolari e uscendo dal capitalismo. Un socialdemocratico, invece, è sempre molto in confusione perché non sa se riformare l'UE o il capitale nazionale, e per sicurezza non li riforma entrambi.

Tralasciamo poi la confusione massima sul problema dell'UE. Le masse popolari vanno guidate a viva forza contro i banchieri, i burocrati e l'alta finanza di Bruxelles, se c'è qualcosa che Corbyn doveva fare non è spiegare che "tanto non fa alcuna differenza" ma che semmai Johnson fa il gradasso ma poi si inchina a Bruxelles e fa passare un accordo che mantiene tutte le bruttute del Mercato Unico Europeo. Insomma, un'inculata. Ma invece abbiamo Corbyn che ci dice che l'UE tutela l'ambiente e i diritti dei lavoratori. Ma vaffanculo! 

"Non c’è bisogno di dire che l’idea che Johnson e i Conservatori siamo capaci di risolvere i problemi che affliggono la classe operaia e le loro famiglie sia un’illusione. Johnson è uno spaccone. I Tories non risolveranno i loro problemi, anzi, li renderanno molto peggiori. I Tories sono stati al potere durante lo scorso decennio – un decennio di austerità e di tenore di vita in calo. Adesso prepareranno un nuovo attacco contro la classe operaia."

Semmai i nostri compagni ci dovrebbero spiegare in che modo Corbyn, se non attraverso tante belle parole, sia capace di risolvere i problemi che affliggono le masse popolari inglesi. Perché se critichi un'illusione per favorirne un'altra, si passa semplicemente dalla padella alla brace. In che modo Corbyn potrebbe invertire le misure di austerità stando dentro la NATO, riportando l'UK dentro l'UE, senza la benché minima critica al capitalismo ma anzi impostandosi su un blandissimo riformismo? Perché alla fine non c'è più illuso di chi crede che gli altri siano illusi. 

"I militanti laburisti dovrebbero opporsi all’ultima campagna per rimuovere Corbyn. Quest’ultimo non dovrebbe dimettersi sotto questa pressione. Noi diciamo: basta alla caccia alle streghe contro Corbyn!"

Frase preceduta dalle accuse standard di tradimento alla quinta colonna blairiana. Verrebbe da chiedersi: ma se mezzo partito attacca continuamente Corbyn e invoca lo sterminio degli antisemiti annidati nel partito, che diavolo potrebbero fare al potere? A sto punto a Corbyn converrebbe farsi un partito suo piuttosto che insistere dentro un partito filo-borghese e padronale. Chiaramente no, perché Corbyn è ormai abituato da quando sta nel Labour a buttare al cesso le sue prese di posizione nel nome della "unità" del partito, come ha sempre fatto. Lui ha sempre continuato a prendere lo stipendio da parlamentare quando il suo partito faceva le peggio porcate. Perché Corbyn non è il grande rivoluzionario che i sinistri si sono immaginati, ma è un intrigante come tutti gli opportunisti, tendente al compromesso col grande capitale. Nel frattempo i blairiani se ne sbattono le palle dell'unità e cacciano tutti i non-allineati a Israele e Sua Maestà. 

"Il Marxismo è lungimirante. Analizza i processi nella loro interezza. La storia non segue un linea retta: il periodo attuale ha un enorme volatilità e il centro politico sta sparendo. Questo riflette una crisi profonda del sistema capitalista."

E' chiaro come il sole che i nostri compagni allora non sono marxisti, perché hanno la stessa lungimiranza di un pesce rosso. 

"Ci saranno sempre spostamenti a destra sul percorso. Ma questi prepareranno svolte ancora più grandi a sinistra. Ciò continuerà fino a quando la classe operaia troverà una via d’uscita, rompendo con il capitalismo."

Ecco qua, abbiamo ottenuto la teoria politica opportunista nella sua interezza. Poco poco, piano piano. Gradualismo. Diamo un colpettino a sinistra fino a quando il capitalismo non crolla. Peccato che il capitale è talmente forte che ti da una mazzata che ti riporta tutto indietro. E se non resisti vieni schiacciato. Però un colpetto alla volta. 

"La classe operaia, bloccata dal fronte politico, tenderà a guardare verso il fronte della lotta nei luoghi di lavoro. Ciò lo vediamo già con le lotte dei lavoratori delle poste e ferrovie. Lavoratori e giovani entreranno in azione nei luoghi di lavori e nelle piazze."

E poi passerà il Labour a pigliare tutto con qualche vuota promessa e di queste manifestazione non si farà niente. E i nostri compagni daranno battaglia per le future elezioni. E i nostri oracoli si strapperanno le barbe bianche e canute. 

"Eventi, eventi e ancor più eventi trasformeranno la coscienza. Una stabilizzazione non è possibile, come vediamo internazionalmente con rivoluzioni che scoppiamo dal Cile al Sudan fino in Libano."

A parte l'infantile esagerazione del termine "rivoluzioni", dato che si tratta di primi vagiti da organizzare meglio, ma paragonare paesi dove si crepa di fame al centro della finanza mondiale è quantomeno ridicolo. Ai bambini le illusioni e le sciocchezze di perdonano, compagni quanti anni avete? 

"Abbiamo bisogno urgentemente di costruire le forze del marxismo per fornire una spina dorsale al movimento; per provvedere determinazione e prospettiva per cambiare la società. Abbiamo bisogno di chiarezza. Abbiamo bisogno di un’analisi di classe per guidarci. Abbiamo bisogno di una voce marxista per il Partito laburista e la gioventù. Facciamo appello a tutti di unirsi a noi e aiutarci a costruire tutto ciò."

Finalmente una frase sensata. Infatti i nostri non hanno né chiarezza, né analissi di classe, né una voce marxista. Se vogliono gli posso fornire se non altro una voce, con cui mandarli a quel paese! 

"Il successo dei Tories evaporerà come neve al sole. Preparerà la via per una svolta massiccia a sinistra nella società – e, alla fine, per una trasformazione socialista della società. Abbiamo bisogno di costruire, organizzare e preparare le forze necessarie per ottenere ciò."

Il requiem per l'intelligenza è appena stato suonato.

Ma veniamo ad un altra questione. Infatti una parte delle organizzazioni opportuniste italiane e dei confusionari come questi qui sopra, ha condiviso il discorso di Corbyn successivo alla sconfitta. Prendiamo quello condiviso da quelli più patetici e senza speranza, Rifondazione Comunista.

Citiamo alcune parti del discorso di Corbyn, che sebbene espresso nella maniera più patetica possibile, da cane bastonato, non lascia intravvedere la benché minima autocritica.

"La polarizzazione del paese rispetto alla Brexit ha reso tutto più difficile per un partito con un forte sostegno elettorale da entrambe le parti. Credo che abbiamo pagato un prezzo per essere visti da alcuni come un tentativo di superare le divisioni o di ripetere il referendum."

E' il mantra di tutti gli opportunisti e specialmente di Corbyn che bisogna "unire, invece che dividere". In questo discorso non c'è un briciolo di analisi di classe, di contraddizioni. Solo vuoto irenismo. Fra l'altro, bisogna notare come i conservatori sono stati molto più astuti nel riuscire a superare queste divisioni, avevano anche loro divisioni sulla Brexit ma sono riusciti a metterle da parte. Corbyn invece per tenere insieme due posizioni inconciliabili è rovinato brutalmente. E gli sta bene. 

"Non c’è una soluzione rapida per superare la sfiducia di molti elettori. Essere paternalisti e accondiscendenti non li conquisterà. I lavoratori devono conquistare fiducia in sé stessi. Ciò significa un paziente lavoro di ascolto e di collaborazione con le comunità, soprattutto quando il governo intensifica il suo assalto. Significa garantire che la classe lavoratrice, in tutta la sua diversità, sia la forza trainante all’interno del nostro partito."

Questo discorso, che fa gridare di gioia gli opportunisti nostrani, abituati a farsi truffare in governi col PD, non è altro che un pietoso flatus vocis. Quale rappresentanza c'è nel Labour della classe lavoratrice? Il Labour è un partito opportunista, dominato e tenuto in pugno da oligarchie finanziarie che non vogliono cedere di un millimetro il loro potere. Gli stessi parlamentari prima vicini a Corbyn stanno brigando per silenziare anche quei due pietosi programmi socialdemocratici che il vecchio inglese ha portato nel partito. E' il caso di John McDonnell, che ha imposto a Corbyn di cambiare idea sulla Brexit. Insomma, altro che partito della classe lavoratrice! Al limite il Labour è il partito della aristocrazie sindacali, quelle che ingannano i lavoratori prospettandogli miglioramenti impossibili all'interno del sistema. 

"Gli attacchi dei media contro il partito laburista negli ultimi quattro anni e mezzo sono stati più feroci che mai – e naturalmente questo ha un impatto sull’esito delle elezioni. Chiunque si batte per un vero cambiamento sarà accolto dalla forza dell’opposizione mediatica."

Attacchi senza nome, senza volto. Un discorso accondiscendente, per nulla scomodo, che non fa nessun nome. Gli unici sul banco degli imputati sono Trump, Johnson e qualche generico miliardario. Il resto delle contraddizioni scompare. Tutto nel nome della "unità"!

"Ho passato la mia vita a lottare per questi obiettivi e continuerò a farlo. La politica della speranza deve prevalere."

E con questa invocazione a là Ernest Bloch, il discorso si conclude. Un discorso assolutamente vuoto e inconcludente, che ha fatto gridare di gioia i confusionari e gli opportunisti nostrani. Dato che l'inconcludenza e la vuotezza richiama altra inconcludenza e vuotezza. 

Per oggi la rassegna è concluse, rinviamo alla prossima volta!

giovedì 12 dicembre 2019

Che cos'è la dialettica? (1)

Nel vano tentativo di infilare qualche concetto in quelle zucche vuote che vi ritrovate, cercherò di spiegarvi uno dei pochi concetti utili e interessanti che la filosofia abbia partorito, ovvero la dialettica.

Quindi, cos'è la dialettica? Senza farci le pippe coi termini greci, è essenzialmente il metodo filosofico che invece di separare gli opposti (bene e male, bianco e nero, la mia intelligenza e la vostra stupidità) li mette in rapporto tra di loro. Ciò può essere sintetizzato dalla frase di Hegel "Essere e nulla sono lo stesso" o la tesi sempre hegeliana della complementarità degli opposti. Attraverso l'incontro tra opposti si ha la contraddizione. Questa non è intesa come contraddizione in atto come pensate voi scimuniti. Quando si parla di contraddizione in atto si intende che ad esempio i due assunti "Voi fate schifo" o "Voi non lo fate" possono essere entrambi veri, cioè simultaneamente e allo stesso tempo. In questo caso si tratta di contraddizione in atto. Quella che intende Hegel è invece contraddizione in divenire. Ovvero, attraverso la contraddizione ogni opposto trapassa nel suo altro. Così dalla morte nasce vita, dall'ignoranza l'intelligenza e dal bisogno di figa la figa stessa.

Con questo Hegel risolve brillantemente le fuffate della metafisica e la manda in soffitta. Infatti per millenni sti perdigiorno con la barba bianca avevano cercato un fondamento ultimo sopra al quale  fondare la conoscenza e avevano fallito miseramente, producendo solo una serie di vuote ciarle e vaneggiamenti senza senso. Hegel invece scopre che il fondamento stesso della realtà non si trova cercando un fondamento perfetto, senza macchia, il famoso Essere benigno e buono sopra il quale fondare ogni moralità e saggezza, ma che il fondamento è immanente alla realtà stessa, è lo scontro tra opposti, è la realtà nel suo muoversi e nel suo divenire.

Engels aveva ben chiaro questo punto, come scrive nel "Ludwig Feuerbach e il punto d'approdo della filosofia classica tedesca":

"Ma la vera importanza e il carattere rivoluzionario della filosofia hegeliana [...] consistevano appunto nel fatto che essa poneva termine una volta per sempre al carattere definitivo di tutti i risultati del pensiero e dell'attività umani." 

Ora, questa mia ricostruzione dei fatti non la ritroverete in nessun manuale di filosofia. Gli attacchi scomposti e rabbiosi di quasi tutti i filosofi contro Hegel lo dimostrano. I filosofi non vogliono far sapere in giro che Hegel ha definitivamente mandato in soffitta i filosofi 200 anni orsono e tentano di rifarsi e rivendersi nei modi più disparati: cucina pop-filosofica, presenzialismo televisivo, culto del Grande Altro, libri incomprensibili. Infatti, non si trova oramai neanche un filosofo che non dica cose già contenute in Hegel o nei suoi predecessori, fatte eccezione per Nietzsche e tutta la schiatta dei suoi epigoni, anche se la sua è una filosofia regressiva e reazionaria che non ha apportato alcun progresso al pensiero ma solo un regresso irrazionalistico.

Torniamo dunque alla nostra dialettica. Hegel insomma ha scoperto e approfondito il metodo dialettico, che è comunque presente e conosciuto già prima di lui ma mai è stato formalizzato con tanta precesione. Il problema di Hegel è che non riesce a superare la filosofia, ma deve pensare la sua dialettica come un processo di accrescimento dello Spirito. Così nella Scienza della Logica all'inizio abbiamo le rappresentazioni confuse dell'essere che piomba nel nulla e viceversa. Ed è qui che entra in gioco la negazione della negazione. Infatti ogni negazione di qualcosa non si risolve in nulla, ma nel ritorno della cosa che nega in se' stessa e quindi di una riaffermazione della sua identità. Attraverso la negazione, cioè la determinazione di un altro da se', la cosa si conferma nella sua identità. Quindi attraverso la negazione della negazione e per vari passaggi si arriva dal puro Divenire al vero Essere, inteso come concettualità.

Qui c'è credo l'errore principale di Hegel, che è determinato da limiti storici e umani. Hegel infatti non concepisce la dialettica nella sua applicazione alle forze produttive, alla natura e ai complessi avvenimenti umani come avviene con Marx. La pensa invece come un processo di astrazione in cui si parte dalle opposizioni del Divenire, o a quelle della coscienza, riproverando, spesso non a torto, a Kant di non averle risolte ma di esserci rimasto invischiato ( si parla delle famose antinomie ). Da qui però solo la coscienza attraverso la Ragione può mettere ordine nel reale, comprendendolo attraverso il Concetto, che si sostanzia nell'Idea (che è la contraddizione risolta in se stessa). Dunque alla fine ritorniamo sempre lì.

So che voi non avrete capito una mazza. Certo Hegel non è sempre facilmente comprensibile, ma sempre meglio di leggere le masturbazioni di Nietzsche di cui voi sarete appassionati. In pratica, la filosofia hegeliana fa grandi passi avanti nella chiarificazione della dialettica, ma è ancora invischiata in limiti oggettivi del suo tempo. Poi per fortuna arriva Marx, prende per il culo gli speculatori che si richiamano ad Hegel non capendo che lui manda in soffitta i filosofi, non pubblica manco il libro in cui li sfotte perché sarebbe una fuffata da filosofi e decide invece di mettersi a studiare insieme ad Engels come funziona il capitalismo.

Marx avrebbe voluto dedicarsi alla formulazione di una Logica che trattasse il problema della dialettica. Il problema è che non ha avuto tempo e alla fine è morto prima di realizzarla. Engels si dedica parzialmente al problema e ci riesce abbastanza magistralmente. Nell'Antiduring, Engels ridicolizza uno degli ennesimi parolai metafisici e nel farlo chiarifica numerosi problemi della dialettica. Certo, il testo risente di posizioni e dibatti dell'epoca ma ha comunque un grande valore.

Nel testo per esempio Engels chiarifica che la dialettica deve essere materialista, altrimenti si finisce nel misticismo di Hegel o peggio. Ciò comporta una concezione scientifica e realista della realtà, nella quali le leggi di essa possono essere conosciute e fatte proprie dall'uomo. Questi elementi erano già presenti in Marx, che infatti approva e commenta positivamente il libro di Engels, ma lo erano in forma sparsa e senza sistematicità.

La cosa interessante di questo testo di Engels è che anch'esso ha una forma dialettica, nel senso che è scritto a partire da una polemica col sedicente filosofo socialista During, e a partire dalla critica spesso molto caustica e sarcastica contro di lui si delineano le posizioni del materialismo dialettico. Inoltre Engels introduce per la prima volta la distinzione tra idealismo e materialismo, a cui riduce l'intera storia della filosofia. Il materialismo dialettico di Engels sarebbe l'evoluzione delle antiche teorie materialiste e atomiste di Democrito e Epicuro, andando avanti fino ai materialisti francesi dell'Ottocento. Il problema di queste teorizzazioni del materialismo è che sono ancora metafisiche, nel senso che pongono la verità del materialismo ma in maniera astorica e speculativa. La dialettica di Hegel permette di illuminare e concretizzare questo vecchio materialismo, ovviamente togliendogli la scorza idealista e speculativa.

Il primo che compie questo tentativo è il filosofo tedesco Feuerbach, esponente di sinistra della filosofia hegeliana, il quale è citato da Marx e Engels con un favore molto maggiore rispetto agli altri filosofi di questa corrente, che sono trattati con disprezzo e sarcasmo (non del tutto ingiustificato...). Il problema di Fuerbach è che pur saldando la dialettica hegeliana con il materialismo, rimane su posizioni essenzialmente speculative e non è così in grado di superare del tutto l'idealismo, rimanendo dentro categorie astoriche. Il materialismo storico di Marx e Engels permette di superare le secche di questi pensatori. A differenza loro, il metodo dialettico viene applicato alle concrete forme storiche materiali. Inoltre le posizioni puramente speculative devono trovare la loro concretezza nella realtà storica effettiva, non rinchiudersi in prospettive separate dall'ambito della prassi. Da qui la famosa frase sui filosofi che avrebbero solo interpretato il mondo, senza cambiarlo.

Con ciò, la dialettica impastata di metafisica di Hegel trova la sua conclusione dialettica nel pensiero marxista, materialista e dialettico, un pensiero nel quale teoria e prassi sono tenute costantemente in rapporto e che mette la parola finale su qualsiasi prospettiva professorale e accademica. Infatti le prospettive dei professori di filosofia sul marxismo non possono che ricondurlo nell'alveo di una concezione idealistica, data la loro posizione all'interno delle istituzioni borghesi. Inoltre spesso i professori di filosofia, salvo rari casi eccezionali, sono separati dalla prassi concreta delle masse mentre sono inseriti nello star system accademico. Tendono quindi a convertire il marxismo in marxologia, a separare il pensiero di Marx da qualsiasi prassi emancipativa reale per condurlo nel campo della speculazione e della filologia. Questa loro prospettiva permette a questi professori e filosofi di avere onorate carriere all'interno del sistema accademico, in quanto il loro Marx imbellettato e reso innocuo è completamente digeribile dal sistema. Questo è per esempio il caso della Scuola di Francoforte, i cui esponenti hanno insegnato in prestigiose università tedesche e americane, lavorando a stretto contatto con la Fondazione Rockfeller e diffondendo una versione nichilistica e nietzschiana del marxismo tendente alla disperazione e al solipsismo.

Anche oggi questi ciarlatani infestano le università. In alcuni casi difendono un marxismo molto più hegelianizzato e spesso in questi casi le loro riflessioni e le loro azioni possono anche non essere completamente in linea col sistema e anche opporsi ad esso. Anche se quelli che hanno più successo sono i marxiologi allineati alla filosofia della differenza e al nichilismo di Nietzsche, come ad esempio Toni Negri, Zizek e i vari epigoni del postmoderno. Questa filosofia, ispirata alle farneticazioni reazionarie di Nietzsche e Heidegger, ma con una copertura "desinistra", è passata dal sostenere il Fuhrerprinzip ad andare appresso alle monadi desideranti del neoliberismo.

Come sono distanti da questa prospettiva le teorie e filosofie veramente rivoluzionarie dei maggiori esponenti del marxismo-leninismo. In Castro, Stalin, Lenin, Kim Il-Sung, Mao le teorie cessano di essere semplici farneticazioni solipsistiche sul bene del Mondo, sulla Verità, sulla Bellezza e tutta quella paccottiglia per saldarsi invece con movimenti reali, con veri processi rivoluzionari e, soprattutto, esprimendo la punta avanzata di movimenti di emancipazione di massa.

Il marxismo è l'unica filosofia che è riuscita ad uscire dalle polverose aule universitarie per saldarsi con i problemi reali delle persone, quel senso comune così invocato da molta filosofia ma senza mai la sua vera presenza.

Voi vi starete chiedendo: cosa c'entra tutto ciò con la dialettica? C'entra, e il fatto che non l'abbiate capito indica la vostra incapacità di pensare dialetticamente (è già tanto che vi abbia attribuito una capacità di pensare, ringraziate!). Questo di cui ho parlato è il punto fondamentale che separa la vera dialettica materialista e marxista dalla dialettica speculativa e professorale dei filosofi-filologi. Su un testo di Marx il professore filologo si mette a fare l'analisi delle paroline e dei significati per ricostruire il "vero Marx" contro le "deformazioni" del materialismo dialettico. Nessun accenno alla prassi reale concreta in cui Marx è calato rispetto alla prassi in cui si sviluppa il marxismo-leninismo. Nessun accenno alle condizioni reali in cui quel testo si manifesta e cosa ci sta dietro. Solo dotta glossologia, che riduce Marx ad un semplice filosofo le cui tesi possono essere rifiutate o accettate educamente prendendo eccletticamente qualche tesi di qualche altro dotto filosofo, da Platone, da Kant ecc.

Torniamo dunque alla teoria. La dialettica materialista riprende e anzi accentua la contraddizione già presente nella dialettica hegeliana. Ma se nella dialettica hegeliana la contraddizione viene risolta e domata attraverso la negazione delle negazione in cui ogni cosa negata viene riassorbita e fatta propria dallo Spirito, dal Soggetto, dalla Ragione, nella dialettica materialista vi è si contraddizione (delle forze produttive, di classe, naturali ecc.) ma la negazione della negazione acquisisce una diversa funzione. Non è infatti frutto dell'automovimento dello Spirito, le cui contraddizioni interne si risolvono tutte nello Spirito Assoluto (termine che indica lo Spirito, cioè l'uomo, la coscienza, giunto alla piena consapevolezza di se', al fatto di essere tutta la realtà) ma del movimento delle forze storiche, sociali, materiali, che opponendosi al loro opposto giungono ad una sintesi.

Capisco che queste frasi possano suonare complesse, soprattutto per degli ignoranti come voi. In realtà la cosa è più banale di quanto il linguaggio hegeliano non la voglia far sembrare. E' in realtà un procedimento che si può ritrovare praticamente in ogni scibile del reale. Un esempio è la transizione al socialismo. Il comunismo nega il capitalismo, ma lo nega conservando le sue forze produttive e mettendole in un altro contesto. In poche parole per affermarsi il comunismo deve negare il capitalismo, ma il risultato non è solo una negazione (io distruggo il capitalismo) ma una negazione della negazione, cioè una sintesi (il capitalismo negato produce il socialismo). La negazione della negazione è in pratica il procedimento attraverso il quale da una negazione determinata si produce un risultato, ovvero una sintesi. Io nego il mio avversario, ma negandolo produco il mio proprio pensiero (sintesi). Questo riprende l'idea della compenetrazione degli opposti, ovvero che ciò che nego, ciò che contraddico sta in rapporto produttivo, dialettico, con me. In Hegel questa è la forma base dell'identità: negando che io sono quell'altro produco la mia identità (ovviamente ciò non avviene per volontà!). La consapevolezza di questo rapporto tra opposti è fondamentale. Se io per esempio considero l'intera società peccaminosa e mi rifiuto di averci a che fare non sto comprendendo la dialettica, ma attuo una negazione astratta, una semplice differenziazione. Dicendo che tutto è male non mi pongo in rapporto dialettico con la realtà, e soprattutto non vedo il rapporto dialettico che mi lega in maniera necessaria a questa società e mi impone di averci a che fare, individuandovi delle contraddizioni determinate sulla quale far leva, nelle quali inserirmi.

Un campo di applicazione della dialettica potrebbe essere il rapporto vita e morte. Molti filosofi nichilisti accentuano il carattere mortifero della realtà, ovvero il fatto che la vita sta di fronte alla morte come un abisso, che la morte è la fine di ogni cosa. Feuerbach intravvede bene questo problema quando parla della religione che aliena l'essenza umana in un altro ultraterreno, in cui l'uomo pone tutto se stesso. Una considerazione dialettica permette di offuscare qualsiasi dubbio in proposito. Fatevi una domanda: se le cose stanno così, ci sarà un motivo per il quale stanno così? Non parlo di ciò che può essere modificato dall'azione umana, ma di fatti come la morte che sono per molti una tragica necessità paralizzante. Tutti prima o poi dobbiamo morire ed è naturale che, avendo in noi un'istinto animalesco alla sopravvivenza, vediamo questo atto come qualcosa di negativo. E' normale che questo sentimento ci sia, altrimenti non potremmo conservarci, non potremmo vivere senza la paura di essere annientati. Ma il fatto che noi muoriamo non deve essere posto come una fine. Di per se' non esiste né inizio né fine nell'Universo. Tutto costantemente muta e si modifica. E quindi la morte non è la fine, ma l'inizio di qualcos'altro. Cessa la nostra coscienza ma non il nostro far parte del reale. Che noi inceneriti si diventi parte del terreno o che si venga divorati dai vermi, ciò è un atto che ci rende parte del tutto, una negazione che genera qualcos'altro, così noi diverremo parte di altri organismi. Diverremmo parte della natura, parte di altro, così come noi stessi siamo stati generati da questo altro. C'è una bella frase di Eraclito in proposito:

"Agli uomini attende dopo la morte quello che non si aspettano né immaginano." (frammento 113)

Eraclito è uno dei primi fondatori della dialettica. E lui che per primo comprese che la realtà è frutto di uno scontro perenne tra opposti. Questa frase di Eraclito, molto sibillina e oracolare come nel suo stile, può essere compresa nel seguente modo: gli uomini si aspettano dalla morte la fine di tutto, esattamente come i Greci che si aspettavano una dannazione infinita a vagare disperatamente nell'aldilà, la proiezione di un'idea angosciante e terribile della morte; Eraclito spiega che questa idea è assurda, che la realtà è fuoco che costantemente brucia e purifica (cioé diviene e muta continuamente) e che quindi non ha senso dannarsi e disperarsi per una cosa che è necessaria ai fini della vita e della ragione che la governa.

Dunque la dialettica ritiene che l'intera realtà si muova secondo nessi necessari. Certo vi è spazio per l'azione umana, checcé ne dicano certe assurde accuse di determinismo, ma questa libertà è basata appunto sulla conoscenza di queste nessi necessari, sul trovare una propria collocazione all'interno di essi. Fu Hegel che capì per primo che libertà e necessità sono la stessa cosa. In particolare Hegel stigmatizza l'anima bella che riesce a concepire solo un'idea astratta di libertà, ponendosi in un'idea puramente soggettiva di libero arbitrio senza porlo in correlazione con le necessità del proprio periodo storico. In particolar modo la morale kantiana, con la sua idea di imperativo categorico, è un'idea astratta di moralità, in quanto prevede che gli atti morali siano compiuti a prescindere da qualsiasi contesto e solo per un'idea astratta e astorica di bene. Comprendere invece di trovarsi all'interno di nessi necessari permette di fare scelte morali, che magari non sono sempre specchiate e limpide come quelle dell'anima bella kantiana ma si pongono in un rapporto reale e concreto con la realtà. Così per esempio il proletariato deve compiere il male della violenza rivoluzionaria per raggiungere il bene del socialismo. Ciò è assolutamente distante da qualsiasi idea cinica della politica, in quanto questa prevede che la morale non esista e che per ottenere i propri scopi sia necessario sempre compiere il male. Per la dialettica bene e male si compenetrano, dunque per compiere il bene bisogna collocarlo nel concreto rapporto dialettico col male. Gramsci comprese questo rapporto quando disse che il Partito è il moderno Principe (di Macchiavelli).

Hegel capisce che è difficile per molti vederla in questo modo. La coscienza, dice, procede per contraddizioni. E questo per Hegel è necessario, perché lo Spirito si produce per auto-contraddizione. Il problema è che molti si fermano a queste opposizioni. Come ad esempio Kant, che rimane all'interno delle opposizioni della coscienza. Ad esempio quando pone il Soggetto Trascendentale e una realtà fuori di lui inconoscibile. Così interno ed esterno non stanno in un rapporto dialettico, ma di semplice opposizione. In tal modo la coscienza è posta nella sua finitezza di fronte ad un reale che non può mai conoscere se non attraverso i limiti della sua soggettività. Oltre a Hegel, anche Lenin si scaglia contro questa concezione in "Materialismo ed Empiriocriticismo". Infatti nel processo conoscitivo, quella che era una cosa in se' diventa una cosa per me! D'altronde Hegel risolve brillantemente questo problema nella dialettica finito infinito. Il finito non esiste come separato ma come parte dell'infinito. Il finito si risolve nell'infinito, ovvero nel mutamento. Così quella che per Kant è una coscienza finita, per Hegel è qualcosa di continuamente mutabile e potenzialmente infinito. Non condivido l'idea di Hegel però che la coscienza sia la realtà stessa. Di certo però è essa stessa realtà in quanto parte di essa, in quanto parte del tutto. E quindi immaginarsi un soggetto trascendente che contempla la realtà è errato in cui esso è questa stessa realtà, è inserito dinamicamente in essa. Il finito dunque si risolve nell'infinito. Noi come singoli siamo finiti ma come qualcosa che diviene siamo potenzialmente infiniti, anche morendo.

Attraverso una dialettica correttamente applicata si ottiene un'analisi della realtà molto ricca e sfaccettata. Le pagine di Lenin, Stalin, Mao ma persino dello stesso Hegel, in cui i fenomeni sono affrontati nella loro complessità e dinamicità, costituiscono una pietra miliare del genere. Quanto distanti sono questi scritti dalle analisi dogmatiche, moralistiche, irrigidite in vuoti formalismi, di chi forza la realtà dentro i suoi schemi mentali per impoverirla e banalizzarla. Dei cattedrattici che violentano la realtà con la loro teoria da scribacchini.

Bene, questo è tutto per il momento.




lunedì 2 dicembre 2019

Corbynite parte 2: Lo stadio iniziale della malattia



La corbynite è una malattia che si presenta in maniere diverse nei soggetti che contamina. Le forme che abbiamo esaminato precedentemente sono quelle più gravi e incurabili, ma ci sono anche forme più blande che però determinato sintomi se non altrettanto gravi, quantomento preoccupanti. Le forme gravi sono rappresentate per esempio da Rifondazione, con espressioni come "compagno Corbyn" o "compagno Sanders". Non mancano però forme ambigue come quello del giornale sedicente "comunista" Contropiano (link).

Da un giornale che si professa comunista ci si aspetterebbe note molto critiche sulle gravi mancanze e le illusioni contenute nel programma del Labour britannico, come una critica serrata a qualsiasi prospettiva socialdemocratica che miri ad ingannare i lavoratori, ad imbellettare la natura di classe del sistema, insomma ai classici problemi del riformismo e dell'opportunismo.

Nulla di tutto ciò si troverà in questo articolo. Certo, qualche critica qua e là in mezzo agli elogi sperticati si trova, e quindi la possibilità di attuare una profilassi è sicuramente molto maggiore rispetto ai soggetti prima esaminati. Vediamo però a cosa si riducono queste critiche:

"È ribadita infatti la propria fedeltà alla NATO; le proposte sul dopo Brexit del Labour tendono a perpetuare il legame con il dispositivo economico-commerciale del Mercato Comune Europeo, non dando seguito al desiderio di de-connessione rispetto alla UE espresso inequivocabilmente con il referendum del 2016."

Bisogna faticare a trovare questa critica in mezzo a tutti quegli elogi, ma alla fine il punto nodale della questione emerge. In realtà la cosa andava detta all'inizio e sottolineata con forza, dato che queste questioni derubricate a "pietre d'inciampo" costituiscono degli imbedimenti gravosi nelle azioni dei governi e quindi riducono a fuffa tutto il contorno di questioni sociali che hanno fatto sobbalzare di gioia la "sinistra". 

"Sarebbe altrettanto disonesto non sottolineare come le riforme, e anche alcuni importanti orientamenti di politica internazionale, neghino alla radice ciò che il processo di integrazione europea è stato per le classi subalterne, e ciò che ha significato per alcune popolazioni, in specie del Nord-Africa e del Medio-Oriente (Palestina e Yemen, per esempio); oltre che alcune responsabilità della NATO, per esempio nel conflitto libico."

Non è tanto che sarebbe disonesto, ma non sarebbe marxista, leninista, comunista, caro compagno. E soprattutto non lo è non andare alla radice di questa concezione compromissoria con il capitale monopolista e le sue diramazioni dell'UE e della NATO, che si trova in ogni concezioni opportunista, riformista e revisionista. Sarebbe bello trovare qualche riga in proposito in un articolo il cui obbiettivo è creare coscienza di classe, non creare illusioni.

"Allo stesso tempo sarebbe miope – a differenza di ciò che emerge dal Manifesto – non considerare come corresponsabili dell’attuale sfacelo della condizione della working class britannica e della “tendenza alla guerra” portata avanti da Londra, quella parte del partito laburista – ora marginalizzata e sconfitta politicamente, ma assolutamente non scomparsa – che si è riconosciuta nel progetto politico di Tony Blair e del suo New Labour."

Il che dovrebbe far riflettere sulle reali intenzioni di Corbyn, che non solo non manda via questa componente dal Labour ma asseconda i loro strali sull'antisemitismo, come quando il povero Ken Livingstone è stato espulso dal partito per aver detto verità scomode sulle lobby sioniste (qui non c'è lo spazio per occuparsene). A sventolare una kefhia sono bravi tutti, ad agire nei fatti un po' meno. 
In compenso andando avanti nella lettura si potrà scoprire una grande novità con cui Corbyn risolve la questione.

"Alla faccia del supposto atteggiamento razzista di Corbyn viene espressamente citato la necessità dell’insegnamento dell’Olocausto e della Black History a pag.39 del programma!"

Ovvero quelle lezioncine scolastiche e noiosissime che contribuiranno sicuramente ad alleviare la sofferenza dei poveri e marginali immigrati neri, mentre con l'altra mano si accetta il Mercato Comune Europeo che li spreme e li sfrutta.

Dopo queste scarne critiche, le aspettative di uno sviluppo delle stesse nei passi seguenti vengono deluse. La scarna dattilografia giornalistica prorompe improvvisamente in urla di gioia per i prodromi dei futuri soviet.

"La questione del “governo locale” è affrontata con una offensiva a tutto campo tesa a ricostruire un tessuto collettivo attraverso una nuova assunzione della responsabilità dello stato e delle sue articolazioni sociali dei bisogni sociali, ponendo fine all’esternalizzazione dei servizi (e favorendo l’in-house) e implementando i servizi dalle biblioteche ai centri giovanili, dagli sportelli del nuovo servizio postale ai pub che verranno considerati veri e propri asset sociali, anch’essi vittime della desertificazione dei centri di aggregazione comunitaria: “i pub sono centri di aggregazione comunitaria ma 18 chiudono ogni settimana in Gran Bretagna.”"

Qui l'autore confonde il Manifesto del 2019 con l'altro Manifesto del 1848 e finisce per prendere fischi per fiaschi. Sembra quasi che il programma di Corbyn abbia già realizzato nel Cielo della Teoria il potere rivoluzionario dei soviet. Come celeste suona il lamento dal vago sapore francescano ed ecclesiastico per la perdita dei valori comunitari. 

Vi sono numerosi punti comici in questo capolavoro di mah-rsismo. Il nostro autore è tendente alla fredda descrizione cronachistica nel pieno stile da hipster delle cittadine di provincia quando recensisce un album che se non fosse nobilitato da questo stile di scrittura apparentemente freddo e raffinato risulterebbe a qualsiasi ascoltatore una monnezza senza capo né coda. Certo, esattamente come l'hipster di periferia il nostro non rinuncia a cedere a facili entusiasmi provinciali quando si trova di fronte a qualcosa che non conosce.

"Questa settimana il Manifesto ha avuto l’endorsement di 163 economisti di fama, che hanno sottoscritto una lettera in cui spiegano sinteticamente le ragioni della loro scelta in favore del Labour, partendo dalla constatazione di una decennale stagnazione economica e di relative condizioni di vita peggiori dei livelli pre-crisi: i salari britannici sono inferiori a quelli percepiti nel 2008, per esempio."

Apriti cielo. Il non plus ultra dei baroni universitari inglesi, il cui scontro coi colleghi del Financial Times costituisce uno scontro inter-baronale proiezione di quello inter-capitalista, che si spertica in difesa del proprio idolo sarebbe secondo il nostro autore una dimostrazione della giustezza delle tesi nel testo contenute.

"Una decisa scelta in favore della transizione ecologica, con la “green industrial revolution”. Una politica di forti investimenti pubblici a lungo termine, in settori strategici, è considerata positivamente anche per ciò che comporta l’impatto occupazionale e l’inversione di tendenza nei servizi pubblici."

E qui i nostri colossi della green economy si sfregano le mani tra le folle ululanti dei gretomani. 

"Un altro punto nodale su cui si è incentrata la campagna elettorale del Labour questa settimana è stato il “cambiamento climatico”, uno degli aspetti tra l’altro più importanti dell’impalcatura del Manifesto, che avuto il suo appoggio dalla nota intellettuale ed attivista statunitense Naomi Klein, con un video di alcuni minuti…"

Qui la saldatura tra opportunisti inglesi e no-global non potrebbe essere più manifesta, e foriera di sviluppi futuri (non buoni per noi credo...). 

"La “marea gialla” e questa radicalizzazione del Labour sono figlie delle stesse dinamiche – certamente con modalità e sbocchi diversi – ma sono comunque entrambe espressione del riemergere della lotta di classe e del processo di politicizzazione della contraddizioni nella convulsa epoca della fine dell’egemonia neo-liberista."

Ecco, proprio come stavo dicendo. Evidentemente ai nostri intelligenti compagni forse sfugge il fatto che presentandosi nella sua veste comune, il capitalismo sarebbe già crollato da secoli. La sua lunga sopravvivenza è dato dal fatto che riesce a mascherarsi dietro soluzioni e colori diversi, non solo gestendo il consenso ma anche il dissenso al sistema. I nostri compagni, che vivono evidentemente nello stereotipo del gggiovane che si drogahhh  e gioca ai videogame, appena vedono folle tumultuose di millenial in piazza per qualcosa perdono la testa e sognano rivoluzioni imminenti, come diceva G. "basta che ognuno si esprima e poi non importa se si chiama la rivoluzione della Coca Cola". Ma era qualunquista e sposato con una di Forza Italia.

"Il Labour assumerà 5000 vigili del fuoco e migliorerà complessivamente il comparto."

Questa frase lapidaria è messa lì come verità auto-evidente. Non c'è nessun dubbio che il Labour agirà in tal senso. Certo, è sempre possibile che i padroni abbiano deciso di cambiare cavallo dopo le gestioni dei conservatori che non garantiscono più la conservazione del sistema. Viene il sospetto che ciò che gli concederanno sarà al massimo una tassa sulle merendine per fare i dispetti al ciccione felpato anche Oltremanica. 

Comunque basta, la lettura di questi deliri mistici mi ha esasperato. Stendiamo un velo pietoso su queste confusioni senza senso.